Cinque ore all’aula bunker del carcere di Gazzi. Una lunga deposizione in quella grande aula gelida per il maxiprocedimento “Matassa”, ovvero le commistione tra mafia e politica e la nuova geografia del clan cittadini, messa a punto dalla Dda e dalla Mobile non più tardi di un anno fa. E ha confermato tutto l’imprenditore Nicola Giannetto, pur nella sua “doppia veste”: nel procedimento Matassa è parte offesa per aver subito alcune attività estorsive, ma al contempo – lo si è appreso all’udienza scorsa da parte del sostituto della Dda Liliana Todaro -, è imputato di reato connesso in un altro procedimento aperto successivamente dalla Dda, ma l’ipotesi di reato è ovviamente “top secret”, anche se alcuni avvocati hanno chiesto più volte che si svelasse.
