Era «… un vero e proprio “sistema” basato sulla ricerca del consenso elettorale che nulla ha a che vedere con la condivisione di un progetto politico fondato su una gestione del voto come merce di scambio a fronte di favori, denaro, derrate alimentari, disbrigo di pratiche amministrative, promesse di posti di lavoro». Nelle oltre quattrocento pagine delle motivazioni della sentenza “Matassa”, la clamorosa inchiesta su mafia e politica a Messina, c’è uno spaccato emblematico della città. Adesso che sono depositate le motivazioni, ecco spiegate le 39 condanne dell’ottobre scorso, a politici ed esponenti dei clan mafiosi, basta citare Francantonio Genovese e Franco Rinaldi da un lato, e il boss di Camaro Carmelo Ventura dall’altro.
