«Già agli inizi degli anni ’90 l’allora procuratore di Palmi, Agostino Cordova, era convinto della commistione in Calabria tra ’ndrangheta e massoneria, e che la criminalità organizzata si fosse già ampiamente infiltrata nelle logge: era la strategia per occupare il nord d’Italia attraverso la massoneria regolare»: il professore Giuliano Di Bernardo, dal marzo 1990 alla primavera del 1993 Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia e vertice assoluto della più importante “Obbedienza” nazionale, la ricorda perfettamente, seppure a distanza di venticinque anni, quella chiacchierata a quattro occhi con il capo della Procura di Palmi, il magistrato Agostino Cordova che stava scavando sui legami e gli intrecci tra ’Ndrangheta e Massoneria.
