Le motivazioni della sentenza depositate oggi dalla Corte d’Appello di Caltanissetta gettano una luce sinistra su uno dei capitoli più bui della storia repubblicana: il depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio. Secondo i giudici, l’ex capo della Mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera, non agì per semplice errore investigativo, ma guidò un’azione deliberata per proteggere interessi e centri di potere esterni a Cosa Nostra, costruendo una verità “minimalista” che evitasse di intaccare responsabilità istituzionali. Al centro del verdetto ci sono le posizioni del funzionario Mario Bo e dei poliziotti Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. Per loro, nel maggio 2024, era stata dichiarata la prescrizione del reato di calunnia, dopo che i giudici avevano fatto cadere l’aggravante di aver favorito la mafia.
