La prima udienza è saltata, rinviata all’8 aprile, ma il dibattimento davanti al Tribunale lilibetano che vede imputato di associazione mafiosa l’ottantenne avvocato Antonio Messina di Campobello di Mazara potrebbe già da subito registrare novità importanti. Accusato di essere stato il “tesoriere” della “Super Cosa nostra”, custode quindi dei nomi degli affiliati più segreti al servizio del sanguinario Matteo Messina Denaro, la Procura di Palermo si accinge a depositare agli atti del suo processo i verbali del pentito Dino Pace, il personaggio saltato fuori dall’indagine milanese “Hydra”, sulle connessioni con imprese e politica gestite in società da mafia, camorra e ’ndrangheta. Pace è morto suicida nel carcere di Torino, c’è una indagine aperta, dopo avere cominciato la collaborazione con la giustizia, negli interrogatori dei pm milanesi ai quali ha accettato di rispondere ha fatto anche il nome di Messina, indicandolo tra i referenti operativi del sodalizio che a Milano era gestito da Paolo Errante Parrino, imparentato con i famigerati Messina Denaro.
