Processo “Hydra” così la ’ndrangheta ha preso la Lombardia

Nel cuore della Lombardia, tra Milano e la provincia di Varese, secondo il gup Emanuele Mancini, operava una struttura criminale capace di unire – in un equilibrio nuovo e autonomo – esponenti di ’ndrangheta, cosa nostra e camorra. È questo il nucleo della motivazione depositata nei giorni scorsi nell’ambito del giudizio abbreviato del processo scaturito dall’operazione Hydra, la maxi inchiesta della Dda milanese sul presunto “sistema mafioso lombardo”. Il Gup ha condannato 62 degli 80 imputati che avevano scelto il rito abbreviato, riconoscendo l’associazione mafiosa per tutti i 24 a cui era contestata (18 le assoluzioni). Le accuse spaziavano dall’associazione di stampo mafioso all’estorsione, dal traffico di droga alla detenzione di armi, dalla frode fiscale al riciclaggio, fino alle false fatture e all’intestazione fittizia di beni. Secondo i pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane in Lombardia si era consolidata un’associazione mafiosa imponente e capillare, composta da membri delle tre principali organizzazioni criminali italiane.