Quando nell’estate del 2021 scattò l’inchiesta antidroga Piombai l’opinione pubblica fu colpita dall’immagine – diffusa dai carabinieri – di una indagata che spacciava tenendo in braccio un bimbo. Un frame tratto da uno dei tanti filmati raccolti dalle telecamere piazzate nel fortino del crack che lasciarono amaro in bocca ma anche senso di impotenza. Impotenza per l’ennesima prova di come molti ragazzini catanesi crescono a pane e droga. E quello che agli occhi di un innocente sembra un gioco poi diventa inquietante normalità. Un risvolto sociale che diventò cruciale nel racconto dell’indagine. L’inchiesta documentò lo smercio di sostanze stupefacenti all’interno di un cortile di un palazzo di via Piombai a San Cristoforo. Un fortino della droga che avrebbe avuto come “capo-piazza” Alfio Giovanni Di Martino, che sarebbe stato coadiuvato anche dalla moglie Silvia Maugeri e dalla cognata Georgiana Bontu.
