«Funzione pubblica stravolta per scopi privati».

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Nelle 268 pagine delle motivazioni della sentenza del processo “Terzo livello, che nell’ottobre scorso ha pronunciato la prima sezione penale del tribunale, c’è molto su quel “comitato d’affari” composto da professionisti, imprenditori, politici ed esponenti della criminalità, che gestivano la cosa pubblica messinese. E sono 268 pagine scritte dallo stesso presidente del collegio, Letteria Silipigni, in cui esamina ogni aspetto di una indagine della Dia che non molto tempo addietro sfociò in una serie di clamorosi arresti, a cominciare da quello dell’ex presidente del consiglio comunale Emilia Barrile. «Sono tristi e neanche troppo lontani – scrive il magistrato – i tempi in cui, in prossimità di competizioni elettorali, anche nella nostra realtà cittadina, i politici, attraverso l’interessamento di esponenti della criminalità organizzata locale, in cambio della promessa di voti, mettevano a disposizione prebende, vivande, cibo, spesa, buoni benzina, o posti di lavoro».