Casa di Carmelo Scilio, in via Capricorno, era un porto di mare per molti esponenti della criminalità organizzata. Da Melo “Aricchiazzi” si procuravano la cocaina da spacciare e smerciare. La squadra mobile etnea decide nel 2019, quando l’uomo torna ai domiciliari, di installare una telecamera davanti alla sua abitazione. E così davanti all’obiettivo spuntano i volti di Vincenzo Cappello, nipote dell’ergastolano e mafioso Turi, che gli investigatori indicano come il gestore dello spaccio in via Pelagie. Ma a un certo punto è inquadrato anche l’ex cursoto milanese Carmelo Martino Sanfilippo, che qualche mese dopo deciderà di collaborare con la giustizia. Le sue rivelazioni, assieme a quelle di altri tre pentiti, hanno inchiodato Scilio e hanno arricchito l’ordinanza firmata dal gip Ottavio Grasso nell’ambito del blitz Devozione.
