Ai primi di dicembre il solito emissario paramafioso si era presentato al cantiere del Risanamento di Fondo Fucile, in via Socrate, gestito dall’impresa catanese Cosedil. E nel tristemente classico ragionamento che era una “ditta esterna” che stava lavorando in città e avrebbe dovuto pagare la “messa a posto”, aveva sparato grosso per la sua richiesta: dateci 250mila euro o facciamo saltare tutto in aria. E lo aveva fatto con la nuova modalità 2.0 del racket moderno, ovvero con una videochiamata dal suo cellulare. Facendo parlare direttamente il responsabile del cantiere con un soggetto qualificatosi come “messinese”, il quale aveva ribadito la richiesta di 250mila euro.
