L’estorsione dal carcere alla Cosedil. A processo i detenuti e l’emissario

«Le prove raccolte si reputano evidenti», non c’è bisogno di celebrare l’udienza preliminare. Ecco la richiesta di giudizio immediato formulata dalla Distrettuale antimafia di Messina diretta dal procuratore Antonio D’Amato per la tentata estorsione effettuata “direttamente” dal carcere, una richiesta da 250mila euro, alla ditta Cosedil dell’imprenditore ed ex presidente siciliano di Confindustria Gaetano Vecchio, che sta lavorando per realizzare alcune palazzine in uno dei cantieri del Risanamento di Messina a Fondo Fucile, nella zona in cui sorgeva una delle baraccopoli della città. Richiesta che la gip Alessandra Di Fresco ha accolto, fissando la data d’inizio del processo al prossimo 10 giugno davanti ai giudici della terza sezione penale del tribunale. Imputati di questa vicenda che fece il giro d’Italia e suscitò nei giorni successivi un grande moto di vicinanza e partecipazione verso la ditta e la sua coraggiosa scelta di dire no al “pizzo”, sono il 39enne Giuseppe Surace, il 33enne Salvatore Maiorana e il 24enne Giovanni Aspri.