Il sequestro di beni si aggira sul milione di euro, il valore stimato è di circa 965.130 euro. E tra le carte giudiziarie ci sono vent’anni di appalti, lottizzazioni, vendite di terreni, società fantasma e progetti irregolari tra Mazzarrà Sant’Andrea e Oliveri. Sempre all’ombra di Cosa nostra barcellonese. Al centro dell’intreccio di questi affari sporchi sempre loro, i fratelli Ravidà. Il 70enne Roberto, condannato tra l’altro in via definitiva a 5 anni di carcere per concorso esterno all’associazione mafiosa al processo Gotha 3 sulla mafia del Longano, a lungo capo dell’Ufficio tecnico dei due Comuni. E poi il 76enne Salvatore, ingegnere, libero professionista, sempre un po’ più defilato ma capace di governare i lavori pubblici di Oliveri, il loro vero regno affaristico, sfruttando il nome e il posto pubblico del fratello. Un pentito, Santo Gullo, lo chiamava nei suoi verbali il “numero uno”.
