Si rafforza sempre di più il filo rosso che lega ‘ndrangheta calabrese e cosa nostra siciliana sulle stragi continentali e sugli attentati ai Carabinieri consumati proprio nel Reggino a cavallo tra il 1993 e il 1994 per allargare la strategia del ricatto voluta da Totò Riina contro lo Stato che non intendeva ammorbidire la legge sul “carcere duro”. Un altro pentito eccellente, il reggino Nino Lo Giudice detto “il nano” anche quando capeggiava la sua famiglia di ‘ndrangheta che con il placet di Pasquale Condello “il supremo” dominava su un paio di quartieri della cintura urbana nord di Reggio, conferma questo scenario.
