I grandi affari con l’esercito dei pusher.

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L’incasso giornaliero della piazza di spaccio era quantificabile in diverse migliaia di euro. I quartieri popolari permettevano di usufruire di un collaudato sistema di vedette e offriva un gran numero di nascondigli per le dosi e costituiva per i tossicodipendenti una sorta di punto stabile di approvvigionamento, comportando una vera e propria “fidelizzazione” dei consumatori. I capi erano, secondo gli investigatori, i componenti della famiglia Andò, capeggiata da Giuseppe, inteso “U cinisi” venditore ambulante nella piazzetta frazione di Trepunti e che insieme ai figli e ai nipoti, si occupava di tutti gli aspetti del mercato illecito.