«Un pugno nello stomaco», per Letta. «Una schifezza», taglia corto Salvini. Leader di partito e magistrati, oltre all’arcipelago dell’associazionismo d’impegno civile, investiti dalla riflessione sugli effetti della normativa che riguarda i pentiti. Ma ci voleva un superkiller di Cosa Nostra, il “boia” Giovanni Brusca scarcerato secondo legge, per scagliare la priorità della lotta antimafia in cima all’agenda. Non pochi, tra toghe e politici anche di diverso orientamento, avanzano l’ipotesi di rivedere la legge sui collaboratori di giustizia, dopo l’onda di indignazione di fronte alla libertà (legittimamente negoziata con lo Stato) del capomafia che azionò il telecomando del tritolo a Capaci
