Cosa nostra di Catania vende parte dei propri beni: le servono soldi per finanziare la “famiglia”. Per dirla con Giuseppe Cesarotti, imprenditore intercettato e arrestato dai carabinieri del Ros di Catania, i soldi servono per sostenere chi è «nell’altra vita», con riferimento a Francesco Mangion, boss deceduto per il coinvolgimento del figlio Enzo, e i «sepolti vivi», identificati con i capimafia ergastolani detenuti Benedetto Santapaola e suo nipote Aldo Ercolano. È il quadro che emerge dall’inchiesta “Samael” della Dda della Procura di Catania su Cosa nostra nel capoluogo etneo che ha portato all’arresto di nove persone, tra esponenti della cosca Santapaola-Ercolano, imprenditori e faccendieri e al sequestro di beni per 12,6 milioni di euro, tra immobili e società.
