Quei beni confiscati alla mafia ma rimasti in mano ai mafiosi.

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A Palagonia c’erano 24 cassette di olive appena raccolte e 5 ettari di agrumeto curatissimo. A Gravina una mascherina lasciata su un tavolo e a terra gli scatoloni di un trasloco interrotto all’improvviso. A Pedara un appartamento arredato con gusto e abitato da oltre dieci anni da una normale famiglia borghese. A Catania, nel quartiere di Zia Lisa, il garage è ancora pieno di auto, bulloni, pneumatici. L’officina non ha mai chiuso. Eppure tutti questi beni sono dello Stato, alcuni da oltre un decennio. Lo Stato li ha confiscati sottraendoli alla mafia, ma poi non ci ha mai messo piede, lasciandoli talvolta in mano ai vecchi proprietari, o più spesso nell’abbandono. A scoprirlo è stato un manipolo di attivisti che da un paio di mesi si sono messi in testa di fare rivivere quel patrimonio, destinandolo veramente a fini sociali.