L’aspirante boss. Due pistole e più di 50.000 euro in contanti: Giuseppe Scornaienchi non poteva che trascorrere la latitanza come fanno le stelle di prima grandezza del firmamento mafioso. Armato e con i soldi. La vita da “primula” doveva corrispondere alla fama che da un certo periodo s’era costruito in riva al mar Tirreno. Un cognome “pesante” e altrettanto pesanti accuse mosse dalla Dda di Catanzaro l’inseguivano per le strade di Cetraro, cittadina famosa perchè teatro negli anni 80 del secolo scorso di efferati delitti. Una città in cui è stato ferreo oppositore delle cosche un martire della lotta alla ’ndrangherta: Giannino Losardo, consigliere comunale e assessore del Partito comunista, trucidato dopo una seduta del consiglio municipale il 21 giugno di 45 anni fa.
