Nonostante il carcere il clan era agli ordini di “Scarface” Manfredi

Pasquale Manfredi, detto “Scarface”, è al vertice della cosca Manfredi-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto, collegata alla potente famiglia Arena, e dal carcere avrebbe dettato le direttive del clan. Lo mette nero su bianco la Corte di Cassazione. Che, nel confermare la decisione del Tribunale del riesame di Catanzaro che il 15 aprile 2025 ha ribadito la misura cautelare detentiva per il 47enne, mette un primo punto fermo sulle accuse che la Direzione distrettuale antimafia muove a Manfredi nell’ambito dell’inchiesta “Folgore Blizzard” che vede coinvolte 29 persone. L’operazione, scattata il 25 marzo dello scorso anno con 17 arresti eseguiti dai carabinieri, avrebbe fatto luce sulle nuove leve della ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto guidata da Pasquale Manfredi, figlio di Mario assassinato nel 2005, che s’era riorganizzata dopo gli arresti e le condanne che hanno falcidiato i gruppi criminali.