A Scalea gli ordini li impartiva Maria Grazia Cortese

Nell’inchiesta della Dda emerge in tutta la sua evidenza il coinvolgimento femminile con ruoli che rispetto al passato sono tutt’altro che marginali. Due donne sono state raggiunte da misura cautelare in carcere, mentre altre sei risultano indagate nell’ambito dell’operazione. Tra le figure centrali emerge Maria Grazia Cortese, descritta dagli investigatori come una sorta di “Rosy Abate” locale – riferimento al personaggio di una fiction – per il peso esercitato all’interno del gruppo criminale e per il riconoscimento del suo ruolo da parte degli stessi sodali. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Cortese avrebbe svolto funzioni operative influenti. L’uso di quel soprannome richiama proprio l’immagine di una donna capace di muoversi nei contesti criminali con autonomia decisionale e autorevolezza.