Sono passati solo quattro anni e cinque mesi, ma sembra proprio un’altra epoca. Quella mattina del 9 settembre 2015, la donna che apriva la porta di casa ai finanzieri del nucleo di polizia tributaria e guardava stupita l’avviso di garanzia era la giudice più influente dell’antimafia: Silvana Saguto, all’epoca presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Riverita e osannata dall’antimafia. I suoi colleghi di tutta Italia la invitavano ai convegni per raccontare come avesse fatto a sequestrare milioni di euro ai boss di Cosa nostra. La politica, da destra a sinistra, le chiedeva addirittura pareri sulle leggi da approvare in Parlamento.
