«La lettura della sentenza manifesta le evidenti difficoltà dei giudici di primo grado nelle operazioni di analisi e valutazione dell’imponente materiale probatorio acquisito nel corso del processo. E la spia di tale difficoltà si ricava, oltre che da un estenuante ricorso al “copia e incolla” delle precedenti sentenze che hanno definito i processi già celebrati per l’accertamento delle responsabilità per la strage di via D’Amelio, da contraddizioni e profili di illogicità che talvolta la motivazione presenta». È il duro giudizio della Procura di Caltanissetta sulla sentenza del processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, concluso con la prescrizione del reato di calunnia aggravato contestato ai poliziotti Mario Bo e Fabrizio Mattei e l’assoluzione del terzo poliziotto imputato, Michele Ribaudo. I pm hanno depositato il ricorso in appello contro il provvedimento.
