Corse clandestine e traffico di droga. Gli affari dei clan su tutto il territorio.

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Una rivendita di frutta, anzi, la “Boutique della frutta”, sul viale Giostra, come base logistica per organizzare le corse clandestine. Un giro di scommesse che poteva arrivare anche a 50, 60 mila euro a corsa. Cavalli dopati, con l’aiuto di un veterinario compiacente, fatti correre anche in condizioni così precarie da rischiare non arrivassero vivi al traguardo. E un filo diretto – che si tramutava in rivalità “sportiva” negli ippodromi improvvisati tanto a Giostra quanto a Fiumefreddo – con la cosca catanese dei Santapaola-Ercolano. Parallelamente, il più “classico” dei business, il traffico di stupefacenti. Un “affare di famiglia”, così lo hanno definito i carabinieri, al punto che una madre non s’è fatta scrupolo di utilizzare come pusher il figlio di 12 anni. È questo il quadro dell’operazione “Cesare”, condotta ieri notte dai carabinieri del Comando provinciale di Messina.