All’inaugurazione della stagione estiva dello stabilimento balneare “Il Pilone” il boss Luigi Tibia si lamentava: «Ma com’è che c’è così poca gente?». E continuava a dare disposizioni ai dipendenti nonostante quell’attività gli fosse stata confiscata. E l’amministratore giudiziario lasciava fare. Anzi, ogni volta che doveva assumere personale, contattare fornitori, fare il resoconto degli incassi per l’autorità giudiziaria prima si consultava sempre con il braccio destro del capomafia al quale raccontò poi subito che un altro imprenditore aveva chiesto di subentrare nella gestione del lido. Insomma, come scrive il gip di Messina Monica Marino, una condotta che ha «consentito al clan Giostra di continuare a gestire le attività colpite da provvedimenti dell’autorità giudiziaria ponendo nel nulla la reazione dello Stato all’infiltrazione mafiosa nell’economia».
