«… dobbiamo sparare ad un ragazzo… un macello…».

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«Corrado non ti pare che noi siamo babbi. Vedi che io voglio mio fratello fuori, ma vedi che a mali estremi estremi rimedi. Io non mi spavento di mettermi qualcosa in mano e di farmi la galera con piacere. Gli dici a… di tagliare questa discussione con me». È il 7 settembre del 2019, praticamente l’altro ieri, sono le otto e mezzo di sera. Domenico Mazzitello telefona a Corrado Campisi e, come scrive il gip nell’ordinanza, «… esternava le proprie rimostranze per non essere stato più impiegato in nessuna serata, così come Enzo, ovvero Gangemi Vincenzo».