Un capitolo a parte meritano le richieste estorsive legate al gioco d’azzardo, contestate ad Antonio Scimone Cambria, Giuseppe Cambria e Antonio Caliò. Al fine di recuperare un debito contratto da una donna a poker, «la minacciavano reiteratamente di negoziare un titolo bancario e di avviare la procedura di protesto». Sarebbe stata quindi costretta «a corrispondere loro la somma di denaro pari a 10.000 euro, un anello del valore stimato pari a 4.000 euro e un orologio marca Rolex del valore stimato pari a 6.000 euro, procurandosi in tal modo un ingiusto profitto con l’altrui danno stimato in 20.000 euro». Con l’aggravante dell’utilizzo delle «modalità mafiose». L’episodio, datato 12 settembre 2016, è descritto in un capitolo dell’ordinanza.
