Una lezione per l’avvocato Enzo Fragalà e un monito per tutti i penalisti palermitani che difendono i mafiosi. Prima viene Cosa nostra e poi la difesa dell’assistito. L’aggressione al professionista del 23 febbraio 2010 doveva essere un richiamo al rispetto delle regole delle famiglie, a non mettere in pericolo i clan per alleggerire la posizione di un arrestato. Invece in via Turrisi quella che doveva essere «solo una passata di colpi di legno» si è trasformata in omicidio per la forza bruta e incontrollata dell’esecutore materiale del pestaggio, Antonino Abbate. Nelle oltre 600 pagine delle motivazioni della sentenza emessa dalla corte d’Assise di Palermo il 23 marzo e depositate la scorsa settimana, il presidente della corte Sergio Gullotta non ha dubbi su ruoli, ricostruzione e movente dell’agguato mortale.
