In una vasta area del Lazio sarebbe stato capace, grazie anche ad una fitta rete di collegamento composta da fidati spacciatori tra cui anche il cognato, di smerciare tra 50 e 100 chili di cocaina al mese. C’è anche Raffaele Mazza, 32 anni, alias “Il calabrese”, tra i protagonisti dell’ordinanza del gip del Tribunale di Roma, Francesco Patrone, sfociata martedì scorso in sei arresti a seguito delle indagini svolte per mesi, col coordinamento dei magistrati romani della Dda, dai carabinieri della Compagnia di Civitavecchia e, in seguito, anche dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia di origini napoletane ma trapiantato da una vita a Roma e con alle spalle un “curriculum vitae” criminale di elevato spessore. Nato e residente a Roma, Mazza ha solide origini meridionali e – come evidenziato anche da magistrati antimafia e investigatori dei carabinieri romani – conoscenze, contatti e amicizie con calabresi, in particolare reggini della Locride, e, soprattutto, con noti trafficanti romani e stranieri, tra cui Roberto Tortoioli, il dominicano Luis Jefferson Nunez Camacho, alias “Jeff”, e il colombiano Pavel Guarin Morales, alias “Il presidente”, tutti arrestati nell’ambito del doppio blitz compiuto dai carabinieri.
