Il detenuto al cellulare: «Mi sto scialando».

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Non bastava a Maurizio Cortese, il nuovo capo della cosca Serraino detenuto nel carcere di Torino per scontare la condanna a 11 anni e 6 mesi subita nel processo “Epilogo”, relazionarsi con il mondo esterno attraverso le “imbasciate” che affidava alla moglie: per comandare nelle dinamiche della ‘ndrina Serraino e per impartire ordini ai fedelissimi del clan si era attrezzato di un telefonino cellulare che custodiva, ed utilizzava, beatamente dal cella dove era recluso.