Era il narcotraffico il business privilegiato delle cosche di Laureana di Borrello. Le famiglie “Ferrentino-Chindamo” disponevano di una base organizzativa di prim’ordine, contatti esclusivi con i “narcos” sudamericani, gli agganci giusti al porto di Gioia Tauro, una rete collaudata per rifornire alcuni mercati della spaccio in Calabria e in Lombardia (Pavia, Como e Varese).
