«Il 5 agosto 1989 ero latitante e mi nascondevo a Capaci. Mi dissero che quel giorno non dovevo uscire di casa. Non specificarono perché ma seppi dell’omicidio del poliziotto e della moglie dalla televisione. La cosa mi colpì perché c’era anche una donna tra le vittime. A quel punto collegai i fatti: l’invito a non spostarmi e il delitto». L’ha detto il boss Rosario Naimo, ora collaboratore di giustizia, deponendo al processo per l’omicidio di Nino Agostino, agente di polizia e collaboratore dei Servizi segreti e della moglie Ida Castelluccio.
