Indagine spianata da un “trojan”.

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La principale fonte di prova nella maxi operazione antindrangheta coordinata dalla Procura antimafia è rappresentata alle conversazioni tra presenti captate mediante il “trojan”, o captatore informatico, inserito nello smartphone di uno dei figli di Antonio Pelle detto “la mamma”, esponente dell’omonima cosca all’epoca latitante.