L’operazione della polizia che nel 2020 rase al suo le tre anime del clan Cappello fu chiamata Camaleonte per la figura criminale di Mario Strano, “acchiana e scinni”. Nomignolo che deriva dal suo passato di rapinatore – soprattutto di banche – in trasferta. Il boss era riuscito, dopo l’espiazione della condanna in Revenge, a ricostruire i suoi affari illeciti con un gruppo quasi privato, costituito anche da parenti anche acquisiti, che agiva in alleanza seppur autonomamente con la cosca fondata dall’ergastolano Turi Cappello. Anche se Strano non ha mai accettato di essere definito un cappellotto. E nemmeno un carateddu (nickname mafioso dei Bonaccorsi). «Chi fa parte di Cosa nostra resta in Cosa nostra», disse alle pm Antonella Barrera e Tiziana Laudani qualche giorno dopo essere stato arrestato.
