Uno degli episodi chiave della presunta capacità d’infiltrazione negli enti pubblici da parte del sodalizio criminale, messi a fuoco dall’operazione Beta è quello che vede accusati di turbativa della libertà d’incanti e corruzione – con diversi tipi e gradi di responsabilità – l’allora dirigente dell’Urbanistica del Comune di Messina, l’ing. Raffaele Cucinotta, l’imprenditore Biagio Grasso, Romeo Vincenzo, Stefano Barbera e Silvia Gentile.
