L’istruttoria dibattimentale espletata non ha fornito alcuna prova che dimostri la asserita “infiltrazione” mafiosa nella gestione della festa di sant’Agata”. Solo “vaghi sospetti, labili indizi, congetture, ipotesi e personali interpretazioni dei fatti, circostanze e comportamenti che non potrebbero reggere una motivazione di condanna fondata su fragili argomentazioni non sorrette da alcun dato di fatto che possa univocamente e senza alcuna possibile diversa valutazione interpretarsi come comportamento finalizzato al “controllo” della festa”.
