Oltre 15.000 ettari di terreni e 700 proprietari… morti.

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Se non fosse una triste verità giudiziaria sembrerebbe uno di quei film comici surreali, a leggere alcune carte dell’inchiesta “Nebrodi”. Tra contratti agricoli registrati a morti, imprese “fantasma”, ditte inesistenti. Fare qualche esempio rende molto meglio l’idea di quale meccanismo di raffinate truffe mafiose erano riusciti a mettere in piedi gli indagati principali dell’inchiesta. Basta andare a guardare quello che hanno accertato i finanzieri di Messina del colonnello Gerardo Mastrodomenico andando appresso alle “gesta” dei Bontempo Scavo, ma soprattutto al capo del clan, quel Salvatore Aurelio Faranda che ha collezionato, si fa per dire, ben 231 capi d’imputazione. Dicasi 231.