Pasta e lavoro. Il “sistema Messina”.

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Il “Gioco’, così lo chiamava Paolo David, funzionava così: ai procacciatori di voti che avevano già dato prova di un “significativo impegno” venivano offerti posti di lavoro. O, meglio, contratti a tempo determinato, meglio se per tre mesi, in modo tale da tenerli sulla corda e continuare ad assicurarsene i servigi.