«Presi la valigia di Borsellino. In via D’Amelio resti umani e caos»

«Mi ricordo che il mio caposquadra, l’ispettore Lo Presti mi disse di prendere la valigia del dottore Borsellino, o meglio in quel frangente percepii che era la borsa del giudice ma ero più impegnato a pensare ai feriti. Un carabiniere senza divisa mi ha consegnato questa valigia bruciacchiata. L’ha data a me perché sull’evento procedeva la polizia. L’ho messa in un’Alfa 33, una delle macchine di servizio. Ricordo che c’era anche un’altra borsa a cartella, molto larga di colore chiaro, più chiara dell’altra. Può essere che fosse di un funzionario ma, devo dire la verità, c’era quest’altra valigia». Lo ha detto l’ex poliziotto, ieri in pensione, Armando Infantino, sentito come teste al processo sul «depistaggio bis» sulle indagini della strage di via d’Amelio a Palermo, che si tiene a Caltanissetta e che vede imputati i poliziotti Maurizio Zerilli, Giuseppe Di Gangi, Vincenzo Maniscaldi e Angelo Tedesco.