In città li conoscono come quelli del «gruppo della stazione». Perché è lì, in quelle strade, fra via Marchese di Casalotto e via Scuto Costarelli, che questa gente è nata e cresciuta. Perché è lì, in quelle strade, che questa gente ha saputo farsi un nome, ritagliarsi degli spazi e avviare i propri affari. Il tutto in un contesto particolare, di quelli che soltanto a Catania e in qualche altra città del meridione si riesce a creare: vittime e malavitosi che vanno in giro a braccetto, che fanno a gara nell’offrirsi il caffè al bar, ma che, alla resa dei conti, non possono ignorare i ruoli imposti dalle «circostanze».
