Dieci colpi di fucile caricato a pallettoni, l’ultimo colpo sparato alla nuca. Un’esecuzione vera e propria, un omicidio, quello di Salvatore Raso, che lasciava poco spazio all’immaginazione: c’era la firma della ‘ndrangheta. Il movente dell’omicidio sarebbe da rintracciare in un contrasto sorto con Giuseppe Facchineri, detto “il professore”, e altri membri dell’omonimo clan, per una richiesta estorsiva che la cosca cittanovese, con influenza anche a San Giorgio Morgeto, avevano fatto a Giuseppe Tropiano, imprenditore calabrese che viveva ad Aosta.
