I capi di accusa sono stati ridotti e sono stati in parte modificati, così come gli indagati sono stati dimezzati, da diciotto sono passati a nove: l’inchiesta della Procura di Palermo sugli appalti aggiustati nella sanità e su un concorso per la stabilizzazione di alcuni operatori sociosanitari, anch’esso ritenuto pilotato, punta su otto persone fisiche e una giuridica. Il punto di partenza è sempre Totò Cuffaro, che avrebbe fatto da cerniera tra la politica, il mondo degli appalti e gli imprenditori, nella sanità siciliana al centro di mille appetiti. L’intermediario È la definizione di Cuffaro (difeso dagli avvocati Giovanni Di Benedetto e Marcello Montalbano), data dai pm Claudio Camilleri e Andrea Zoppi: il presidente della Regione che fu «dimissionato» da una condanna e che poi era stato quasi cinque anni in carcere con l’onta del favoreggiamento aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra, adesso risponde di traffico di influenze illecite per gli appalti dell’Asp di Siracusa e di corruzione per il concorso di Villa Sofia.
