«Un’associazione con un’apertura sul salotto buono della città».

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Il nervo coperto della vera mafia a Messina non lo aveva visto nessuno per anni. C’era una «cupola con le mani sulla città. Una città asfittica, impoverita, ove alla paura si aggiunge la rassegnazione, con un faticoso presente per gli onesti ed un estremamente incerto futuro per i giovani». Una cupola che ragionava in termini di “quiete” e scambi di favori tra mafia, professionisti collusi, cellule di massoneria deviata, e criminalità organizzata.