«La sentenza l’avevano già scritta gli stessi pm, Principato, Guido e Tarondo, con la richiesta di archiviazione di quasi sette anni fa, considerato che avevano ritenuto che un eventuale giudizio a carico del senatore Antonio D’Ali non sarebbe stato proponibile». È stato questo, ieri, il commento dell’avvocato Stefano Pellegrino, uno dei tre difensori dello storico esponente trapanese di Forza Italia (gli altri due legali sono Gino Bosco e Arianna Rallo), subito dopo il verdetto emesso dalla Corte d’appello di Palermo che ha confermato la sentenza di primo grado (assoluzione per le contestazioni successive al 1994 e prescrizione per gli anni precedenti) nel processo che vedeva D’Ali imputato per concorso esterno in associazione mafiosa.
