C’è un trattato di mafia, in una conversazione di pochi minuti tra due anziani fratelli. Perché non si tratta di due vecchietti qualsiasi, di un paese che pure è ritenuto centrale, nella geografia mafiosa, come Castelvetrano. La devozione, l’ammirazione, la figura positiva del superlatitante emergono ad ogni parola di due zii di Matteo Messina Denaro, Giovanni e soprattutto Rosa Santangelo, fratelli della madre del boss. Una figura quasi mitica, sicuramente mitizzata, quella del capomafia, indicata come capace di risolvere i problemi pratici di sopravvivenza della gente, come trovare un lavoro nel pubblico e «in un solo quarto d’ora».
