Non c’era il sole quella mattina a Palermo. Mancava un giorno solo all’arrivo di maggio, ma la primavera – raccontano le cronache dell’epoca – sembrava archiviata. Pio La Torre non l’ha mai vista tornare. Figlio di contadini divenuto deputato del Partito comunista, tornato da segretario regionale in Sicilia dove ha diretto la lotta contro la base Nato di Comiso, è stato fra i primi a parlare di rapporti e affari fra Cosa Nostra e politica, a puntare il dito contro Salvo Lima, Vito Ciancimino, Giovanni Gioia. Anche sua la firma sulla legge che ha istituito il reato di associazione mafiosa e la possibilità di sequestro e confisca di beni e capitali illeciti. Non glielo hanno perdonato. Un commando mafioso lo ha sorpreso in via Li Muli il 30 aprile 1982.
