Il magazzino è in via Cimbali, a due passi dai via Don Orione e appartiene ai Cantieri Navali. In realtà, dice l’ultimo collaboratore, lì dentro si svolgevano summit di mafia. I locali erano a disposizione delle famiglie che da sempre controllano la cosca dell’Acquasanta: i Galatolo, i Fontana, i Ferrante, tutti più o meno imparentati tra loro. In quel deposito che doveva ospitare cavi, tubi e attrezzi da lavoro, si trattavano invece affari criminali. Pizzo, messe a posto, droga, i boss discutevano sicuri che nessuno si avvicinasse, intorno giravano le ronde dei «picciotti». Il racconto di Giovanni Ferrante è appena accennato nelle dichiarazioni depositate due giorni fa al processo che si svolge con il rito abbreviato a carico di oltre 60 presunti affiliati e fiancheggiatori del clan, ma su questi incontri nei locali in uso alla più grossa azienda privata della città ci sono diversi accertamenti in corso.
