Diminuiscono i sequestri, aumentano leggermente denunce e arresti, ma la vera novità – complice la crisi, il calo di affari e la difficoltà a spremere col racket un tessuto commerciale già massacrato dal Covid – è che la droga è ormai diventata «la principale fonte di reddito di Cosa nostra». Non più qualcosa da evitare o (al massimo) da subappaltare, dunque, ma un affare importante da seguire direttamente. Tanto che l’organizzazione, «nonostante la profonda aggressione giudiziaria (…), ha evidenziato rinnovati segnali di vitalità grazie all’emergere di nuove leve e alla generale capacità rigenerativa e di avvicendamento di capi ed affiliati». Sono solo alcuni dei passaggi più significativi della relazione depositata dal direttore centrale per i Servizi antidroga del Ministero dell’Interno, il generale della guardia di finanza Antonio Maggiore.
