Il passaggio di consegne avvenne in una casa nelle campagne di Palermo. L’investitura di Giuseppe Biondino al vertice della famiglia mafiosa di San Lorenzo fu decisa senza discussioni. Figlio dell’autista di Totò Riina, Salvatore, arrestato insieme al capo dei capi il 15 gennaio del 1993, nipote di Girolamo, altro mafioso di rango del mandamento, il suo turno, nel rispetto delle regole con cui Cosa nostra continua a perpetuare il suo potere, era giunto. Davanti a Francesco Paolo Liga e Pietro Salsiera, a Biondino fu dato il libro mastro delle estorsioni e il mandato a comandare una delle zone più ricche di Palermo. Un capo accettato da tutti dopo le alterne vicende del suo predecessore, Giovanni Niosi, pompiere con la passione per il cinema che non aveva mai convinto i picciotti.
