«Il pizzo pagato anche con le cassate». Pasticciere riconosce l’estorsore in aula.

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Denaro contante, cassate per i carcerati, ma anche blocchetti con i biglietti di una fantomatica lotteria di quartiere. Con lui, un pasticciere del Villaggio Santa Rosalia, Cosa nostra sarebbe stata alquanto originale ed avrebbe escogitato le modalità più innovative per costringerlo a pagare il pizzo. Ieri, davanti alla terza sezione del tribunale, l’imprenditore ha raccontato come dal 2007 sarebbe stato obbligato a versare il dazio e non ha esitato – rispondendo alle domande del pm Francesco Grassi – ad indicare uno dei suoi presunti taglieggiatori in aula, Domenico Marchese.