La Dda di Catanzaro ha chiuso le indagini a carico di 46 persone coinvolte nell’inchiesta “Call me”. Capi e gregari del clan La Rosa di Tropea devono rispondere di associazione mafiosa, estorsione aggravata, accesso illecito a dispositivi di comunicazione da parte di detenuti e trasferimento fraudolento di valori. Secondo l’accusa neanche il carcere era servito a spezzare i legami tra i boss detenuti e gli affiliati ancora a piede a libero. Da dietro le sbarre dei penitenziari italiani il clan La Rosa continuava a imporre il “pizzo” a commercianti e imprenditori di Tropea. L’attività investigativa della Guardia di Finanza ha fatto emergere la capacità della cosca introdurre nelle carceri cellulari, smartphone e altri dispositivi radiomobili, di sfruttare persino connessioni wifi e di fare fino a 2000 telefonate a settimana. I dispositivi mobili fatti arrivare in carcere erano in gran parte intestati a extracomunitari.
